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STORIA 11 - La pasticca...
Anni '80 in un reparto chirurgico: allora si
cominciava a lavorare presto, alle 6 e 15 si dava la sveglia e
si iniziava il "giro della terapia".
Io
mi ero alzata alle 5 di una domenica dopo avere dormito pochissimo
(a vent'anni si fa tardi obbligatoriamente) e avevo un sonno cane:
con gli occhi abbottonati vada vicino al primo paziente (mezza
età, occhiali spessi un dito e aria saccente) e gli consegno
una capsula di Pameion, un antispastico molto in voga allora,
con la capsula bicolore blu e rossa.
A quel punto il paziente mi si rivolge tenendo
la capsula in mano e mi chiede: "Signorina, lei sicuramente
saprà togliermi un dubbio che mi affligge da due giorni:
questa pasticca da quale parte va ingoiata, da quella rossa o
da quella blu?"
STORIA 12 - ...Vede com'è facile?
Correva l'anno 1983,massimo '84..........erano
gli anni del traghettamento da una Sanità molto umana,
molto -se vogliamo -anche...ruspante, perfino nelle Leggi che
la regolavano (o che avrebbero dovuto farlo...) a quella in fin
dei conti attuale, cioè un caos normativo/burocratico pazzesco.
Una circolare della Direzione degli Ospedali , creatura
del Ministero Sanità, obbligava in quel tempo i Primari
delle Anestesie a fornire, per ogni sala operatoria, un bel defibrillatore.
Oggi ci sembra il minimo, ma allora non era davvero così...ma
non voglio far commenti, solo raccontarVi i fatti che sono davvero
gustosissimi.
Nell'ospedale di S. il Primario C. dispone pertanto,sulla base
di detta circolare, che i suoi 5 defibrillatori vadano nelle 5
sale piu' impegnate della struttura: ne resta priva la sesta sala,
quella di Dermatologia, dove si operava abbastanza in 'anestesia
locale', e pochissimo, 2-3 volte l'anno, in anestesia generale.
Percio' il Primario C. fa finta di nulla e lascia la sala operatoria
dermatologica senza defibrillatore.......ma naturalmente la circolare
sui defibrillatori era nota anche al mitico Primario R., della
Dermo, che chiama il suo collega un 5 volte al giorno, finchè
lo sfinisce a tal punto che viene organizzato un piano.
Infatti era impossibile avere in tempi brevi un defibrillatore;
ma non c'era verso di tacitare il Primario dermatologo; dunque
in reparto, in Rianimazione degenza, c'è un vecchio 'guscio'
vuoto di un primitivo defibrillatore, un arnese che oggi sarebbe
al posto d'onore in un museo della tecnologia sanitaria........nasce
un'idea malefica, e da lì alla applicazione il passo è
breve, anzi: inesistente!!
Organizzati e istruiti due commandos, il Dr M. L. e il Tecnico
di anestesia Renato M., questi si recano nella sala operatoria
della Dermo quando sanno che il Primario non c'è. A quel
punto avviano uno show dimostrativo: il Dr ML gira le manopole
della scatola vuota (dentro, per fare peso, avevano fissato due
flebo con un metro di cerotto) e il Tecnico R eroga la scarica
(si fa per dire) facendo un rumore, con la bocca, drammatico,
tipo....'tsch-schach.'
L'infermiere della sala,
il compianto C., era alla soglia della pensione ed era totalmente
digiuno della faccenda tecnica in mostra; dunque pensava che quel
suono uscisse dal defibrillatore. I due disgraz..., cioè,
i due incursori quindi ripetono, ad uso e consumo dell'infermiere
C., la erogazione della scarica e il Tecnico M. continua a far
schioccare lingua e palato rimettendoci ad un certo punto anche
la protesi (è una storia vera, ve lo giuro.)
Appena
usciti, -depositato l'inutile marchingegno-i due si danno di gomito
e ridono, convinti di averla passata liscia. Ma qualche giorno
dopo, il Primario dermatologo rientra in servizio e tenta di farsi
illustrare dal suo fidato Infermiere C. il funzionamento del trabiccolo
che ufficialmente è un defibrillatore...o almeno,ne è
il contenitore!
Chiaramente, C. gira le manopolette, fa tarature varie, prova
in tutti i modi, ma del bellissimo suono che usciva dalla macchina
(va beh...)non c'è piu' traccia . Convinto di aver ricevuto
un arnese scassato, il Primario R chiama il Primario dell'Anestesia
che tergiversa piu' che può......alla fine, interverranno
due tecnici veri che, scoperte le flebo al posto dei circuiti
elettrici, avvieranno involontariamente una sorta di faida fra
i due reparti, con tanti di cappelli del Primario della Dermo
rubati, telefonate con pernacchie e chi più ne ha , ne
metta......
All'incauto lettore che si scandalizza dell'uso che al tempo esisteva,
posso giurare per dirteta esperienza che alcuni episodi di sano
goliardismo erano un toccasana, li raccontavi alle 4 di mattina
mentre ricoveravi il 6° edema polmonare e stavi quasi bene,
consapevole di esser in un ambiente amichevole.
Oggi si è perso molto di quel tempo............
in ogni caso -comunque- la sala operatoria della Dermo era attaccata
alla Rianimo, dunque il defibrillatore era davvero, fra tutte
le sale, il meno indispensabile.... ma si sa, avrebbe dovuto esserci....beh,
i due legionari ci hanno provato, no?
Storia 13 - Speriamo che siano bei ragazzi:
La Liguria è una terra meravigliosa
e dirlo da liguri è fin troppo facile: ma una volta ogni
due o tre anni le strette stradine dei paesini costieri, quelle
fatte di tunnel che si abbassno sotto alla ferrovia che attraversa
tutto l'arco regionale, si allagano.
In genere succede a fine estate: e quella mattina di ottobre la
Lina e la sua collega stavano tentando di recuperare il piccolo
ritardo, con la loro 500 vecchio modello (per capirci, quella
del Burlando stile on-the-rocks del precedente messaggio.)
Da brave Infermiere della Dialisi sapevano di non aver tempo da
perdere, e dunque nonostante la pioggia battente si buttano nelle
consuete curve che conoscono bene: a un certo punto la strada
di fronte a loro è occupata da diverse vetture ferme: '...ma
perchè mai si saran fermate...', pensa la Lina, e con manovra
comunque sicura le supera sulla sinistra e si tuffa (è
il caso di dirlo) verso la breve discesina del tunnel che fa scorrere
la strada sotto ala ferrovia....ma il tunnel ha fatto scorrere
pure tantissima acqua, che lì ristagna, forma un laghetto,
e impedisce il transito: per quello le auto eran ferme!!
E così, pluff, la vecchia 500, la Lina e l'amica si fermano
in mezzo all'oceano alluvionale.
Panico, qualche attimo di terrore presto superato e sanato dalla
consapevolezza che non sarebbero annegate: ma l'acqua entrata
nell'abitacolo le obbliga a stare in piedi nella macchinetta,
che fortunatamente ha il tettuccio apribile.
(Eh, che belle quelle 500 lì... onore imperituro all'Ing
Giacosa che ne volle la produzione circa 47 anni fa....)
Così i signori che erano in attesa fuori dal tunnel si
trasformano da spettatori in protagonisti e calmano le nostre
colleghe, e chiamano i pompieri.
Nell'attesa del loro arrivo, Lina e la sua amica hanno anche il
tempo di riflettere: '...beh, già che vengono 'sti vigili
del fuoco, speriamo che siano almeno dei bei giovanotti...io quasi
quasi mi ritocco il trucco..'
'..eh anch'io..., ma la borsetta è sott'acqua!!'
Arrivo dei VVF, piuttosto seccati dell'ennesimo guaio che tutto
sommato si poteva evitare, ma come sempre precisi e puntuali-
e c'è anche un bel giovine.....
Comunque il massimo è quando, bagnate come due triglie
e in clamoroso ritardo, le due amiche raggiungono l'ingresso dell'ospedale:
passando davanti all'ingresso sentono alcuni militi della Protezione
Civile, nel frattempo attivata: '...belan hai sentito? Ci son
due infermiere della dialisi intrappolate sotto alla ferrovia....ma
com'è che han fatto a finirici che s'è allagato
subito????...'
Ciao Lina, soltanto due miti possono pensare a rifarsi il trucco
in quel disastro, e per questo siete davvero ammirevoli e simpaticissime!!
Centro di Rianimazione di un Ospedale di Roma.
Il Rianimatore sta ventilando il paziente mentre attorno a lui
la preparazione del materiale e l'esecuzione delle procedure d'urgenza
procede (scusate il gioco di parole) in maniera rapida ed ordinata.
Ma eccolo: l'infermiere di supporto in sostituzione di una unità
assente per malattia.
Statuario, impassibile, colui che le ha viste tutte, di tutti
i colori, forme e dimensioni.
120 ore di straordinario al mese di VERO UOMO, 30 anni di luminosa
carriera sulle spalle, fa la sua apparizione in sala.
Il Rianimatore, vedendolo così Statuario, con le mani in
tasca, vista l'emogas, fra un emocromo e un sondino per aspirare,
osa chiedere allo Statuario "...Bicarbonato, svelto!"
Non l'avesse mai fatto.
Lo Statuario torna dopo sei - sette minuti (il primo flacone di
bicarbonato al 5% era già a metà per buona grazia
di un allievo I.P.) girando un cucchiaino in un bicchiere con
del liquido e polvere bianca quasi completamente sciolta.
Sorridendo lo Statuario si avvicina al Rianimatore che, con flemma
quasi londinese, lo guarda, lascia per un secondo il pallone e
abbatte 35 chili di braccione su cucchiaino, bicchiere e Statuario
e riprende a ventilare.
Il paziente comunque si è ripreso.