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STORIA 1- il portiere "A." aveva da poco, e fra i
primissimi, acquistato una nuova auto giapponese. Erano i primi
anni '80, e l'ingresso dell'ospedale era presieduto dal bravissimo
ma particolarissimo portiere "A."
Egli sosteneva la robustezza della sua auto come invincibile.
Una notte di calma, un piccolo ma deciso gruppetto di commandos
uscì dal locale Pronto soccorso per agganciare il paraurti
(cromatissimo) posteriore dell'auto del portiere "A."
ad un lampione poco distante.
Al termine del turno
mezzo padiglione attendeva affacciato alla finestra l'effetto:
ingranata la prima il paraurti cedeva con fragore, trascinando
con se targa, fanali eccetera, data la costruzione del modello
e la particolare foga con la quale "A.", vistosi osservato
da si' inusuale pubblico, aveva staccato la frizione.
STORIA 2- il mai abbastanza mitico portiere "A."
aveva una dote: non dormiva mai, e ciò rendeva davvero
più sicuro l'interno dell'ospedale in quel tempo. Ma era
anche maledettamente curioso. Fosse stato per lui avrebbe fermato
le ambulanze all'ingresso per sapere che cosa era accaduto, e
chi trasportavano.
Un giorno l'ambulanza interna, quella che non si muoveva mai e
si usava per i trasporti non urgenti, entra in sirena dall'ingresso
presidiato da "A.". La terribile curiosità lo
spinse in mezzo alla strada. Dal portellone principale, aperto
all'improvviso, tre personaggi appena smontati dal turno lo inondavano
con circa 45 litri d'acqua. Era febbraio, tiepido come usa in
riviera, ma pur sempre febbraio...
STORIA 3- in una A.s.l. del nord ovest si apre un avviso per
medici incaricati: l'avviso dura pochi giorni, ha una finestra
di apertura breve per l'urgenza del caso. Nell'ufficio dove si
distribuiscono le spiegazioni e si accettano le domande, dei due
impiegati abitualmente presenti uno è in ferie e l'altro
si ammala. Resta l'operatore entrato con le leggi speciali sull'invalidità,
che purtroppo è sordo; in suo appoggio qualcuno che non
crediamo capisca di pianificazione di lavoro invia un collega.
Muto.
La storia non vuol far ridere alle spalle dei due impiegati disabili,
che svolgono bene il loro lavoro e che hanno sofferto certamente
per l'imbarazzantissima situazione: ma c'è qualcuno che
ha ben altri limiti, non fisici.
Coraggio, ce n'è bisogno.
STORIA 4- L'assolutamente mitico Roberto "Cì"
lavora al laboratorio analisi.
Lui è, per i suoi compagni di viaggio nel mondo del lavoro,
una persona un po'...estrosa, un pochino strana: certo un "tipo
particolare".
Roberto "Cì", secondo noi, ha le idee chiarissime.
Infatti, sul muro della sua stanza campeggia la seguente gigantografia:
"E' MEGLIO UN TOPO FRA DUE GATTI CHE UN MALATO FRA DUE MEDICI!"
Bravo assai, "Cì"!
STORIA 5- "Estate di qualche anno fa, terapia intensiva.
In coma, purtroppo, un italoamericano della costa ovest degli
USA. La moglie, volendo tornare a casa col marito e, potendo contare
su un'ampia e coprente assicurazione sanitaria, decide di chiamare,
in accordo con i sanitari del reparto, i "Dottori Volanti
" americani.
In reparto c'è una certa attesa per l'arrivo di questa
specie di E.R. dei cieli e il primario assegna al bravissimo Dr
Massimo S. il compito di accoglierli.
Un pomeriggio, con un certo ritardo, un'autoambulanza a sirene
spiegate trasporta l'equipè che era atterrata poco prima
a Pisa, con lo speciale aereo-ambulanza.
Al loro ingresso in reparto, ci riferirà poi il Dr Massimo,
questi 4 ragazzoni con zaini e tute spaziali appaiono molto decisi
e determinati. Non sembrano degnare di troppa attenzione gli astanti
(medici ed infermieri locali) e, entrati in terapia intensiva,
afferrano senza indugio il paziente per porlo sulla loro specialissima
barella da trasporto che, da sola, probabilmente valeva in dollari
quanto tutte le attrezzature del reparto presenti.
Mentre adagiano il povero americano sulla barella, il Dr Massimo
urla di stupore e disappunto: quella cosa trasparente che penzola
dal respiratore è proprio il tubo endotracheale!
"Ma lo avete stubato!" urla in italiano, e pure incavolato!
I 4 spacedoctors restano paralizzati: il materiale spaziale che
li accompagna non viene nemmeno estratto dai contenitori. E' il
Dottor Massimo, coadiuvato da un IP locale, vestito di stoffa
verde, modesta, a reintubare il paziente con tubo, lama, manico,
Magill e Luan italianissimi.
I 4 disgraziati -con la coda fra le gambe- ringraziano e non salutano
praticamente nessuno, fuggendo per la grama figura.(Con il loro
protetto..mah)
Ancora oggi il veramente mitico Dottor Massimo S., ottimo medico
ma anche ex cabarettista e anima di ogni cena sociale, replica
a grande richiesta lo show imitando l'altrettanto storico Albertone
Sordi che nel film "Un americano a Roma" si pavoneggiava
da USA...."aho so' americano... guarda che te stubo quando
meno te l'aspetti, a gnocco..."
STORIA 6 - (ovvero la "summa")
Correvano gli anni a cavallo fra il 1950 ed il 1960.
Molti di noi non erano neppure nati.
Come funzionavano gli ospedali di allora?
Il nostro aveva a quel tempo una forte impronta religiosa; molte
Suore di un paio di ordini lo gestivano; rarissime le infermiere
professionali che a quell'epoca potevano essere solo donne.
I maschi assunti erano ausiliari e "generici", formati
con corsi della durata di 6 mesi al massimo.
Per inciso.... è evidente il percorso compiuto dalla nostra
professione, vi pare?
Ma non dimentichiamo da dove veniamo....
Questi "generici" erano dei veri personaggi; generalmente
avevano più lavori ed uno di questi era l'infermiere.
Uno era un contadino; aveva spesso - per raccolti, vendemmie,
spremiture d'olive ecc.,- la necessità di assentarsi per
qualche giorno.
Allora si accordava con chi faceva i turni (una anzianissima suora)
e se ne stava sei o sette giorni chiuso in reparto. Dormiva nei
letti liberi, e al risveglio lavorava.
Poi andava nelle terre, saltando su un treno locale che passava
dalla parte posteriore dell'ospedale - ancora oggi la ferrovia
lo sfiora.
Invece due matti assunti l'uno come infermiere
generico e l'altro come aiutante di radiologia, (...entrambi poi
con la Legge 128/68 o "sanatoria" saliti a responsabilità
ben maggiori..) erano due compagni da sempre di bisboccia, in
guerra insieme, insieme nei locali dell'avanporto, eccetera.
Bene, questi due una notte per paura dei furti all'esterno dell'Ospedale,
portano la Lambretta in Reparto... - era il 1959, non dimentichiamolo,
La "vespina" era un capitale. Al mattino l'infermiere
si era un po' - come dire - attardato, per fare il giro ingaggia
l'amico: l'uno guida la lambretta e l'altro "vuota"
i pappagalli in un secchio.
Pazzesco.
Ma durante la visita del mattino, accade il massimo. Il Primario
passando sente dire da un paziente traumatizzato..."ho visto
l'infermiere in Lambretta"...e ti dispone una bella consulenza
neurologica per "stato visionario".
Ma al letto dopo, quando sente dire... "me lo ha detto quell'infermiere
con la Lambretta..." comprende cosa è successo....
Saluti, evviva le nostre origini...
STORIA 7 - Piazzale antistante il Pronto Soccorso di un noto
Ospedale napoletano; estate (torrida), un ausiliario storico (un
vero personaggio, ogni tanto, per capirci, la moglie veniva a
cercarlo in ospedale perché non sapeva dove fosse), indolentemente
seduto che fumava.
Arriva un'auto a tutta velocità e scende un uomo con una
mano stretta intorno all'altra: si era tranciato un pollice e
lo teneva in mano. Si avvicina all'ausiliario ed in dialetto gli
chiede: "Addò pozz' je cu stu rito?" (traduco:
dove posso andare con questo dito?) E l'ausiliario:"Pe mmè
putite je pure 'o cinema" (Per me potente andare anche al
cinema).Chiaro? Credo che una giustizia divina esista davvero:
una settimana dopo i colleghi gli hanno fatto lo scherzetto di
una fiala di lasix nel caffè.
Per questa storia ci teniamo a ringraziare
una nostra collega di Napoli che ce l'ha simpaticamente segnalata.
STORIA 8 - Le vere origini del Nursing.
storia minima ed anche un po' minimalista.
Pochi mesi fa l'inossidabile ed inafferrabile
(dal lavoro) presidente "Gaìna" Falli stava organizzando,
seriamente, il convegno che hanno poi gestito con gran successo
di pubblico le Vigilatrici spezzine.
(Alcune di loro, anzi, ma è tutta un'altra storia, troppo
belle per non esser notate, sono state scritturate da una nota
agenzia pubblicitaria).
Pochi giorni prima il PGF (president gaina falli) viene contattato
in Collegio da un omino gentile, alla mano, che si presente quale
nuovo Agente di zona di una casa editrice che si occupa del nostro
settore.
Il signore precisa che fino al mese prima riparava lavatrici,
e che ora ha tentato una nuova attività, e lo fa con modestia
e coraggio.
Questo gentilissimo signore chiede a PGF di poter venire con un
piccolo stand al convegno per farsi conoscere.
Il PGF, da sempre attento e ai problemi del lavoro, e ai problemi
della professione ( i libri che parlano di noi e del nostro lavoro
sono molto importanti) dice subito, sentito al volo il Direttivo,
che non ci sono problemi.
Al momento di salutare, l'omino gentile e soddisfatto chiede :
"..Signor Falli, ma mi consenta la domanda. Questo signore
che scrive tutti questi libri sulla vostra professione, ma chi
è? Dove lavora?"
Replica il Francesco PGF:"...scusi, ma di quale signore.....mi
chiede....?"
"..ma , mi riferivo al Signor Nursing...tutti i libri sono
<il libro di nursing qua, il libro di nursing là...>..."
amen.
STORIA 9 - Il laccio "carotideo"... incredibile ma vero!!!
Il fatto è avvenuto negli anni subito
precedenti alla mia iscrizione al corso professionale e quindi
nei primi anni '70.
L'allora servizio di radiologia
consisteva in due stanzette dove lavoravano un medico altissimo
e allampanato, gentile fino alla signorilità e dedito al
lavoro fino a prendersi delle razzate che lo hanno logorato fino
alla morte.
Il secondo personaggio della storia
è una signora di mezza età divenuta infermiera generica
con un corso fatto di corsa apposta per rimanere a lavorare in
radiologia perchè ci svolgeva già mansioni di assistente
tuttofare pur essendo ausiliaria.
Grassoccia, con
una pettinatura importante e tutta cotonata si dava un gran daffare
per aiutare tutti e dove non arrivava col sapere si arrangiava
con le deduzioni:
Un giorno dovendo preparare un
paziente anziano per una contrastografia avevano necessità
di reperire una vena e il poveretto di vene ne aveva poche, gli
aghi disponibili a quei giorni non aiutavano molto data la forma
e il calibro per cui il paziente sfinito dai vari tentative convinsero
il medico esausto e stressato dai ripetuti insuccessi a sospendere
il tutto.
Disse all'assistente tutto-fare che aveva
bisogno di un attimo di sosta e poi avrebbe riprovato da un vaso
del collo.
Al suo ritorno il medico trovò
che il paziente era stato diligentemente preparato dalla signora:
cute dipinta di soluzione iodata e laccio posizionato intorno
al collo!
STORIA 10 - Quando esisteva Mao Tze Tung
In un ospedale,da qualche parte in Italia,in
un reparto di Rianimazione.
Un paziente cosciente
e anche attento all'ambiente (..e ti credo.. ! !) si ritrova soggetto
all'inserimento di una linea venosa centrale.
La
pratica, di per sé veramente poco simpatica per chi la
subisce in stato di lucidità, è resa ancor piu'
complessa da alcune difficoltà anatomiche del nostro amico.
La dottoressa addetta all'innesto del sistema riesce,
dopo tanti tentativi e sofferenze sue, ma in particolare del degente,
a piazzare il catetere venoso in succlavia..
Quando
è tutto finito e l'equipe ha tirato un sospiro di sollievo,
il malato che fino a quel momento- tutto sommato -aveva veramente
dimostrato pazienza e umana rassegnazione, chiede di poter dire
due parole alla dottoressa :
'Prego, mi dica pure'..fa lei, gentile-
'No, niente,..volevo solo dirle che io sono un appassionato
di storia e della Cina in particolare..'
'...bene..e
con cio'... mi dica...vuol riferirsi a qualcosa?'
'Mah,nulla-
conclude il paziente- solo segnalarle che in Cina, quando c'era
Mao Tze Tung, i medici come lei li mandavano per un anno di fila
a zappare la terra'