Appunti e temi di interesse infermieristico


LA DIAGNOSI INFERMIERISTICA NEL SUO CONTESTO TASSONOMICO ED EPISTEMOLOGICO

Inquadrare metodologicamente e concettualmente le modalità empiriche con le quali pervenire ad una diagnosi infermieristica costituisce una indifferibile esigenza per i professionisti impegnati nel processo d'assistenza.
Il rischio di un approccio aprioristico all'intera problematica sarebbe quello di una distorsione percettiva assimilabile all'uso occasionale di mescalina associata a cannella finemente tritata.
E' possibile una classificazione standardizzata dell'assistenza ?
E' corretto un orientamento deduttivo delle categorie ?
Perché mai al mio muratore spettano 30.000 Lire nette l'ora, mentre il mio straordinario ne vale 19.043 lorde ?
Questione di tipologia dei bisogni, secondo i pareri più accreditati.
Ma, tornando alla tassonomia del nursing relativa ai suoi specifici campi di intervento,
non v'è chi non veda i vantaggi connessi ad una razionalizzazione di teorie, modelli, linguaggi ed atti infermieristici. Niente di più utile, infatti, quando ti trapassi il dito da parte a parte con il mandrino di un agocanula 14G.
Quale che sia la strada per pervenire ad una conoscenza deduttiva su basi scientifiche , quel che conta è non percorrerla con le scadenti zoccole lignee forniteci dal magazzino ospedaliero, pena il decadimento delle nostre elevate enunciazioni intellettuali ad emozioni sub-umane ed imprecazioni di bassa lega.
D'altra parte, i limiti epistemologici delle suddette elaborazioni teoriche comportano l'eventualità tutt'altro che remota di alimentare il nostro appetito normativo, il che è assolutamente deprecabile se rimani senza buoni mensa.
Garantire una base filosofica alle discipline infermieristiche non può che essere di giovamento ad una metodica riflessione sul nostro ruolo o sul nostro vissuto.
O su entrambi.
O su nessuno dei due.
Quello che qui si vuole rimarcare è l'oggettiva necessità di validare socio- culturalmente la professione, anche a costo di rimuovere con durezza le incrostazioni deresponsabilizzanti di subalternità ed ausiliarietà.
Ciò dimostra inequivocabilmente l' inappropriatezza dello scopino, quando il lavapadelle è fuori uso.


UN APPROCCIO ALLA GESTIONE TOTALE DELLA QUALITA' IN SANITA' :
MISSION, VISION, ILLUSION


Anche nella realtà italiana la VRQ non è ormai più una novità. L’adeguamento nel campo del nursing a modelli di qualità in costante evoluzione e crescente complessità, permette di affermare che la GVQAI (Gestione e Valutazione della Qualità dell’ Assistenza Infermieristica) e la ZPMMA (Zero Prospettive di Misurare o Migliorare Alcunché) sono diventate a pieno titolo pratiche clandestine ampiamente diffuse ed altamente remunerative.
L’attualità del problema, in base agli attuali disposti legislativi ed alle regole internazionali del Gioco dell’Oca, è a tutti evidente, e può essere riassunta in 3 parole: parboiled.
Tra i molteplici riferimenti normativi, vale la pena di citare il più importante. Il D.M. 787/99, all’art 18 , comma k, recita: “omissis ... gli sprop .... omissis”. Ciò mette in risalto quanto sia sviluppato l’interesse per una disciplina che promette di usare i guanti senza infilarli.
Garantire i peggiori risultati con il maggior costo, abbinare il massimo della soddisfazione ad un’ igiene così così : questa è per l’OMS la ricetta per tradurre i concetti di VRQ in esperienze reali e per restituire competitività alle spirochete.
E, insiste sempre l’OMS, benché sia stata diffidata dal farlo, non ci si può esimere da una comparazione oggettiva e misurabile , né si può prescindere dalle teorie di Avedio Donabedion, che nella sua summa : “L’ABC della Quality Assurance e lo stantuffo della siringa” così si esprimeva: “....correlando tra di loro i parametri rilevati durante la fase analitica della valutazione si può stimare con un sufficiente grado di approssimazione il livello di H2O2 rimasto nel flacone , ed intervenire per riportarlo il più vicino possibile a quello ritenuto ottimale, ad esempio rabboccando, o procedendo con il compilare una richiesta ad hoc indirizzata al sottostante servizio farmaceutico”.
Analizziamo, dunque, in sintesi, alcune tra le parole- chiave e le virgole-serratura della VRQ.
Le componenti della qualità sono: efficacia, efficienza, adeguatezza, flatulenza, accessibilità, continuità, performance (performance è lo scarto tra osservato ed atteso, ma Performance è anche il nome della mia tartaruga), soddisfazione dell’utente, insoddisfazione dell’operatore (si veda in proposito il breve ma fulminante saggio “I can get no satisfaction” del pupillo del Donabedion, tale M. Jagger, al quale dobbiamo anche la seguente illuminante definizione: “...lo scopo dell’ audit è comprendere lo stato e la potenzialità dell’organizzazione rispetto alla sua capability, che rappresenta il fattore critico in relazione alla mission prefissata dall’ organizzazione.” La chiave di lettura è ingegnosa: occorre infatti ripeterlo senza prendere fiato ed operando le seguenti sostituzioni : audit = girotermometri ; capability = alienazione ; mission = delirio.
Come passo successivo, il processo di accreditamento istituzionale esige di porre attenzione alle strutture organizzative, alle procedure, ai processi digestivi, alle risorse ed ai cataplasmi. I criteri a cui aderire prioritariamente all’inizio di una procedura valutativa, devono rispettare principi di realismo, essenzialità, semplicità e solubilità in ipoclorito.
Possiamo sottacere le virtù dell’ accreditamento ? Certamente.
Possiamo procedere nella raccolta degli indicatori di qualità ? Solo a maturazione avvenuta, durante l’ultimo plenilunio di agosto.
Ma nessuno potrà mai negare che partecipare alla costruzione, pianificazione, progettazione realizzazione e demolizione catartica di un risultato sia garanzia di gratificazione ed autoesaltazione , al cui confronto il conforto della vile pecunia è una risibile minuzia.

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