Svenuto sepolto fra le lenzuola
non è una suora non è la caposala
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille schizofrenici grossi
Legati alle sponde delle lettighe
non voglio vedere mai i malati
sono persone, vanno aiutati
basta parlarci per farsi capire
così dicevi ed era inverno
e come gli altri verso il reparto
te ne vai triste come chi deve
e la gente ti dice " cambia mestiere"
fermati Piero , fermati adesso
cambia reparto, non fartela addosso
di infermieri in battaglia ti porti la voce
chi prese un diploma ebbe in cambio una croce
Ma tu non li udisti e il tempo passava
con le stagioni a passo di giava
ed arrivasti a prender consegna
in un bel giorno di primavera
e mentre facevi il turno di notte
vedesti un uomo nel corridoio
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore
pestalo Piero , pestalo ora
e dopo un colpo pestalo ancora
fino a che tu non lo vedrai esangue
cadere in terra e non romper le palle
e se lo pesti in fronte o sul naso
soltanto il tempo avrà per cadere
ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un paziente che sviene
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata una spondina
non ti ricambia la cortesia
cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a dar consegna al nuovo arrivato
cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua umanità finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno
Ninetta mia lavorare di maggio
ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella alla psichiatria
avrei preferito la geriatria
e mentre il pazzo ti stava a sentire
sopra le spalle portavi una maglia
dentro alla bocca stringevi parole
troppo sconce da poter riportare
Svenuto sepolto fra le lenzuola
non è una suora non è la caposala
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille schizofrenici grossi
BAZ
L infermiera vien dalla cucina
in sul calar del sole,
colla sua divisa bianca; e reca in mano
un mazzolin di spugne e di traversole,
onde, siccome suole,
pulire ella si appresta,
il seder di nonna Ernesta, il petto e il crine. Siede con le
vicine
sul la comoda a scagazzar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando gli sfinteri ella controllava,
ed ancor sana e snella
solea usar la carta intra di quei
chebbe compagni delletà più bella.
Già tutta laria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan lombre
giù da carrozzine e da letti,
al biancheggiar della recente luna.
Or il campanello dà segno
della melena che viene;
ed a quel odor di resti
che il naso si sconforta.
I vecchietti gridando
nella stanzola in frotta,
e qua e là cadendo
fanno un sonoro romore:
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il dottore,
e seco pensa al dì del suo riposo.
Poi quando intorno é spenta ogni altra face,
e tutto il reparto tace,
odi le spondin picchiare,
odi un asta del infusion cadere, è il nonnin che veglia
nella chiusa lettiga alla lucerna,
e saffretta, e sadopra
di strappar lopra anzi il chiarir dellalba.
Questo di tanti è il più gradito reparto,
pien di merda e di gioia: in aula magna tristezza e noia
recheran lore, ed al pannolin usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Studentello scherzoso,
cotesto tirocinio fiorito
é come un giorno dallegrezza pieno,
giorno di clostridium e meleno,
che precorre alla profession di tua vita.
Godi, fanciullo mio;
stato soave, stagion lieta é cotesta.
Altro dirti non vo; ma il tuo diploma
chanco tardi a venir non ti sia grave.
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GIACOMO ILEOPARDI |
(Special
thanks to BAZ) |