Musica e professione

NOTA CRITICA


RITROVAMENTO D'AUTORE
Allorchè lo scorso settembre mi apprestai a sgomberare un vetusto armadio a muro dalle scartoffie che lo stipavano, non potei fare a meno di notare, per l'assoluta estraneità in quel contesto, un rigo di pentagramma intessuto di note musicali.
Tra vecchi registri e prosaici libri-consegne di un Ospedale di provincia, quella pagina di musica brillava di luce propria. E il titolo, poi: "Tired nurse's blues", ovvero "blues dell'infermiera stanca". Nientedimeno.
Si sa quanto sia massiccia negli States la presenza di gente di colore tra il personale infermieristico; già immaginavo qualche Mahalia Jackson intenta durante il turno di notte a tradurre in musica il suo malessere professionale, quando rinvenni il testo.
In piemontese il blues. In italiano la traduzione (libera, liberissima). Anonimo l'autore.

PERCHE' NO ?
Non ha mai cessato di stupirmi l'assenza di una tradizione musicale nell'ambito sanitario. Sono sì presenti alcuni brani di carattere religioso, mai tuttavia composti ad hoc, mai specificatamente riguardanti la nostra professione. Trattano argomenti universali quali la carità, la sofferenza, ecc.., e si possono ascoltare negli incontri ACOS.
Può dunque considerarsi d'eccezione il ritrovamento di un manoscritto di argomento profano e di epoca imprecisata (ma databile non anteriormente agli anni '60 per le caratteristiche lessicali, di contenuto musicale e sequenza di accordi, nonchè per le circostanze del recupero). Un brano che, seppur di modesta levatura, è il primo - e a quanto ne so l'unico - a rompere un plurisecolare silenzio. Un silenzio che mi stupiva, ripeto, poichè le caratteristiche per sviluppare canti del lavoro la nostra professione le possiede tutte.
Dalle mondine agli scariolanti, dai canti di filanda a quelli di miniera, fino ai work-songs della tradizione afroamericana intonati dai neri nelle piantagioni: tutti questi gruppi di persone avevano in comune la condizione di svolgere un lavoro faticoso ed amaro, e di svolgerlo gomito a gomito.
Forse che gli infermieri sono da meno ? Forse che hanno poca propensione al lavoro d'equipe ? O poca dimestichezza con la musica ?

IL LINGUAGGIO
Ma torniamo al manoscritto.
Sul motivo della scelta della lingua piemontese e della forma musicale del blues, si possono solo tentare delle congetture.
Il piemontese, pur limitandone naturalmente la comprensibilità e la diffusione, consente di rendere al meglio la densità emotiva del testo.Ovviamente madrelingua per l'autore, al tempo della stesura più viva di oggi, il dialetto garantisce spontaneità d'espressione (allo stesso modo un romano non potrebbe che imprecare in romanesco).
Inoltre il piemontese ha, al contrario dell'italiano, una maggiore affinità metrica con l'inglese dei blues, essendo il vocabolario dialettale composto nella stragrande maggioranza da parole tronche. Il metro utilizzato è il settenario tronco; a tre strofe di 12 versi fa seguito un refrain di 10.
Per il blues vale lo stesso discorso, in quanto genere musicale più consono ad esprimere questo rauco lamento sulla condizione infermieristica.Blues per tradurre disagio, sradicamento e rabbia di un' ignota/o collega in odore di burn out.
Non guasta il paragone con i neri d'America, che traspiravano blues pressati dal bisogno di ritrovare un'identità ed affermarsi in una società che li emarginava. (Questa magari la approfondiamo un'altra volta). Come veniva eseguito il brano? La presenza di una strofa ripetuta due volte, con diverse caratteristiche melodiche come risulta dalla lettura della partitura, fa pensare ad una interpretazione a più voci, con la tecnica del canto antifonale: la voce solista ad intonare la strofa ed il coro a rispondere. Al termine del refrain un riff ossessivo ripeteva l'ultima frase.
è altresì probabile che esistano altre strofe, non venute alla luce, o che all'atto dell'esecuzione in gruppo ognuno ne inserisse a piacimento di inventate lì per lì.
Proprio in base a quest'ultima considerazione, che vede il brano frutto di esperienza collettiva, unitamente al fatto che l'espressione musicale è un aspetto non secondario della cultura di un gruppo sociale, ho ritenuto opportuno consegnare il manoscritto al Centro Studi Professioni Infermieristiche (CESPI), perchè lo consideri patrimonio comune della cultura infermieristica.
Non resta che rivolgere, a chiunque fosse venuto a conoscenza di fenomeni musicali analoghi, l'invito a farsi avanti: la realizzazione di un canzoniere infermieristico potrebbe essere un'idea meno balzana di quanto sembri.


Fonte: Infermiere Informazione n° 6/1990

per gentile concessione di M.D.Ravera - critico musicale

IL TESTO LA TRADUZIONE LA PARTITURA